A memorable quote

30 July 2014 → quotes fascimo Luciano Domenico sionismo israele guerra war

[…]Si chiamava Luciano Domenico ed era un bambino di undici anni. Se nel 1945 non ci fosse stata la guerra, avrebbe frequentato la prima media.
Si era trovato circondato dai repubblichini in un cascinale del suo paese, insieme a una banda di partigiani. Disperati, avevano cercato di difendersi in tutti i modi dall’attacco dei nazifascisti. Esaurite le munizioni, dopo un lungo conflitto a fuoco, non potevano fare altro che arrendersi alla superiorità numerica e di armamenti dei fascisti.

In segno di resa, Luciano aveva cercato qualcosa che assomigliasse a una bandiera bianca da sventolare. Era il suo maglione. Se l’era sfilato e, con tutto il coraggio che può avere un bambino, era uscito sull’aia ad affrontare i fascisti.

Ho cercato molte volte di immaginarmi cosa hanno pensato i fascisti quando si sono visti venire incontro un bambino di 11 anni, in canottiera nel gelo di febbraio, che sventolava una bandiera bianca.
Non ci riesco mai, perché la mia condizione umana mi rende impossibile pensare come chi l’ha ucciso dopo pochi passi con una sventagliata di mitra. A undici anni. A due passi da casa. Mentre sventolava la bandiera della resa.[…]

 
Undici
 

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28 July 2014 → quotes tavecchio carlo tavecchio sport calcioi figc coni
Carlo Tavecchio è stato processato e condannato cinque volte. È stato condannato a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuato in concorso, a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’Iva, a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, più multe complessive per oltre 7.000 euro 
Carlo Tavecchio - La ciliegina sulla torta, solo un altro triste personaggio da Allenatore nel pallone, un film che purtroppo è inferiore alla realtà, nel senso che la realtà supera di gran lunga quell’intreccio di personaggi squallidi, di leccaculismi, di interessi, di malaffare spregiudicato che è il nostro calcio. Il tutto nell’assordante silenzio del CONI e della quasi totalità delle squadre. Ennesima figura di merda. Ennesima dimostrazione che non riusciamo ad avere una classe dirigente cristallina, né mai più ci riusciremo in quanto persone oneste e con la schiena dritta sono andate all’estero. Sarebbe forse il caso di avere un annetto senza calcio, dieci anni di sospensione da qualsiasi torneo internazionale. Oppure ci meritiamo il pregiudicato Stravecchio. O chi ne fara le veci.
1 note
 

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24 July 2014 → quotes esteri londra inghilterra gb uk england
la scuola inglese è nettamente migliore della scuola italiana. Ma di un bel po’, intendo. E se la cosa mi ha francamente sorpreso (mi rendo conto solo ora di quanti luoghi comuni la mia testa fosse infarcita, e di quanto lo sia quella degli italiani in generale; e questo credo sia uno dei più grossi mali dell’Italia, purtroppo: è quello che ci dà la falsa sicurezza che sì, in fondo non si vive poi così male in Italia, che “là fuori” si stia peggio, che altrove sunt leones) dall’altro mi ha anche fatto vergognare tantissimo, come italiano, sapendo quanto il nostro passato, la nostra cultura e le radici del nostro sistema scolastico non abbiano nulla da invidiare a nessun altro paese (ma ahimè sto parlando di storia, non dell’odierno) 
 

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17 July 2014 → quotes renzi politica giornalismo berlusconi

[…] se il decreto Poletti l’avesse fatto Berlusconi, la Cgil sarebbe scesa in piazza con tutti i suoi pullman; se questa riforma dell’impianto rappresentativo (Senato più Italicum) l’avesse fatta Berlusconi, avremmo foto di gente imbavagliata per tutta la Rete; se gli 80 euro li avesse dati Berlusconi, avremmo tutto il Pd a strillare contro la ‘carità elettorale’ come al tempo della social card. E così via: compreso l’attacco all’articolo 18, il rafforzamento dell’esecutivo sul legislativo, l’iperpresenza televisiva.

Si chiama doppiopesismo, ma anche ipocrisia, appunto; si chiama mancanza di onestà intellettuale. […]

 
 

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20 November 2013 → quotes letta cancellieri civati cuperlo gentiloni alfano ruini napolitano pd politica renzi

Le cose stanno, naturalmente, all’esatto contrario di quanto ha detto ieri sera Letta, antico democristiano e quindi maestro d’ipocrisia.

E il rovesciamento logico questa volta è davvero notevole: arriva a gabellare che Cancellieri non è politicamente responsabile di nulla, per il suo operato, ma su di lei è stata imbastita una campagna per far cadere il governo; mentre la realtà – della storia e della cronaca – dice che Cancellieri è un ministro impresentabile di suo, il quale tuttavia non può essere dimissionato perché altrimenti cade il governo.

Questo accade quando i calcoli politici prevalgono su ogni etica, su ogni coerenza, su ogni onestà intellettuale: l’architettura della balla sistematica a fini di convenienza.

Okay, lo abbiamo capito, d’accordo: la catena Letta-Alfano-Ligresti-Ruini-Napolitano non si può toccare, come la corrente ad alta tensione.

Grazie di avercelo ricordato, anche se un po’ lo sospettavamo già.

Quello che invece oggi ci pare più chiaro che mai è che di questa cordata il Pd è solo un simpatico e pavido ammennicolo.

E questa volta non sto parlando solo del vecchio establishment cooptato da Bersani e D’Alema, ma anche dei tre candidati alle primarie dell’8 dicembre, che con toni e decibel diversi avevano tutti convenuto sulla impresentabilità di Cancellieri – cioè che il problema fosse lei, non la successiva campagna per farla dimettere – e che ieri sera hanno chinato la testa, guaito e incassato, esponendosi comunemente a una figura di merda epocale, in nome della famosa ‘responsabilità’.[…]

 

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