A memorable quote

24 July 2014 → quotes esteri londra inghilterra gb uk england
la scuola inglese è nettamente migliore della scuola italiana. Ma di un bel po’, intendo. E se la cosa mi ha francamente sorpreso (mi rendo conto solo ora di quanti luoghi comuni la mia testa fosse infarcita, e di quanto lo sia quella degli italiani in generale; e questo credo sia uno dei più grossi mali dell’Italia, purtroppo: è quello che ci dà la falsa sicurezza che sì, in fondo non si vive poi così male in Italia, che “là fuori” si stia peggio, che altrove sunt leones) dall’altro mi ha anche fatto vergognare tantissimo, come italiano, sapendo quanto il nostro passato, la nostra cultura e le radici del nostro sistema scolastico non abbiano nulla da invidiare a nessun altro paese (ma ahimè sto parlando di storia, non dell’odierno) 
 

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17 July 2014 → quotes renzi politica giornalismo berlusconi

[…] se il decreto Poletti l’avesse fatto Berlusconi, la Cgil sarebbe scesa in piazza con tutti i suoi pullman; se questa riforma dell’impianto rappresentativo (Senato più Italicum) l’avesse fatta Berlusconi, avremmo foto di gente imbavagliata per tutta la Rete; se gli 80 euro li avesse dati Berlusconi, avremmo tutto il Pd a strillare contro la ‘carità elettorale’ come al tempo della social card. E così via: compreso l’attacco all’articolo 18, il rafforzamento dell’esecutivo sul legislativo, l’iperpresenza televisiva.

Si chiama doppiopesismo, ma anche ipocrisia, appunto; si chiama mancanza di onestà intellettuale. […]

 
 

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20 November 2013 → quotes letta cancellieri civati cuperlo gentiloni alfano ruini napolitano pd politica renzi

Le cose stanno, naturalmente, all’esatto contrario di quanto ha detto ieri sera Letta, antico democristiano e quindi maestro d’ipocrisia.

E il rovesciamento logico questa volta è davvero notevole: arriva a gabellare che Cancellieri non è politicamente responsabile di nulla, per il suo operato, ma su di lei è stata imbastita una campagna per far cadere il governo; mentre la realtà – della storia e della cronaca – dice che Cancellieri è un ministro impresentabile di suo, il quale tuttavia non può essere dimissionato perché altrimenti cade il governo.

Questo accade quando i calcoli politici prevalgono su ogni etica, su ogni coerenza, su ogni onestà intellettuale: l’architettura della balla sistematica a fini di convenienza.

Okay, lo abbiamo capito, d’accordo: la catena Letta-Alfano-Ligresti-Ruini-Napolitano non si può toccare, come la corrente ad alta tensione.

Grazie di avercelo ricordato, anche se un po’ lo sospettavamo già.

Quello che invece oggi ci pare più chiaro che mai è che di questa cordata il Pd è solo un simpatico e pavido ammennicolo.

E questa volta non sto parlando solo del vecchio establishment cooptato da Bersani e D’Alema, ma anche dei tre candidati alle primarie dell’8 dicembre, che con toni e decibel diversi avevano tutti convenuto sulla impresentabilità di Cancellieri – cioè che il problema fosse lei, non la successiva campagna per farla dimettere – e che ieri sera hanno chinato la testa, guaito e incassato, esponendosi comunemente a una figura di merda epocale, in nome della famosa ‘responsabilità’.[…]

 

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[…]Passata l’epoca botanica, la nuova politica si trasforma nell’era zoofila, e sfilano falchi, colombe, falchetti e bestie varie. Guardiamo inorriditi. Leggiamo fino in fondo questo copione mal scritto e mal recitato, fino allo sfinimento, fino al classico malore che come sempre coglie il vecchio pagliaccio alla fine di ogni suo spettacolo assurdo. E come ogni volta, senza nemmeno strillare: “C’è un medico in sala?” il medico arriva, perché come tutti i re, il medico è sempre con lui. È importante fingere il malore, che dice meglio a tutti quanti quelli che ancora hanno i neuroni avariati: “povero vecchio, ma chi glielo fa fare sacrificarsi così, con tutti i soldi che ha? Ma guarda un po’ se deve arrivare a soffrire tanto per noi.” Mentre altri, sapendo che tutto fa parte del nulla, sanno che non possono sperare che sia quello l’ultimo malore. Quello decisivo. Quello che ci farà ballare la samba fino al mattino successivo a una notte di bagordi.

Se avessi diretto io un giornale, questa mattina e anche domani, campeggerebbe in prima pagina “Il fiume in piena”, la gente di Napoli che esige di vivere. La protesta di chi è stato destinato a morire male dalla criminalità sempre più tutelata da malviventi ben vestiti e ben truccati, che negli ultimi vent’anni hanno lavorato con l’unico obiettivo di istituzionalizzare il crimine, le mafie e il malaffare. Invece i napoletani stanno là, in fondo a una pagina che per disgusto non si arriverà a leggere fino alla fine, soprattutto dopo aver posato gli occhi su un articolo che ci racconta dei “ribelli del pdl”.

E vorrei chiedere a chi l’ha scritto, cosa sente nel suo stomaco dopo aver scritto che gentaglia come schifani, formigoni e giovanardi, oggi “alfaniani” (e come si fa a restare seri) sono i RIBELLI?

Mi par ovvio che non sia una cosa seria, eppure dannatamente riesce a sembrarlo.

E devo dirlo: si salvi chi può. Giovani, fuggite via da questo ridicolo paese. Emigrate. Andate via, e soprattutto non voltatevi mai indietro. Non meritate le nostre macerie.

 
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20 October 2013 → quotes giustizia carceri diritti governo foucault
[…]Qui entra in gioco Foucault: secondo il filosofo francese, infatti, che il carcere sia criminogeno rientra esattamente fra le tecniche del potere.
Per il potere non è conveniente sradicare completamente (o quasi) la criminalità, perché perderebbe una leva importante per il proprio consenso: la paura, la necessità del controllo sociale. Quindi, si assicura che vi sia sempre un “tasso fisiologico” di recidiva. Insomma, detto brutalmente, in tal modo lo Stato opera perché vi sia sempre un “numero sufficiente” di delinquenti (attuali o potenziali) in circolazione.[…] 
 

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