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27 February 2013 → links politica polverini elezioni pdl
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A memorable quote

11 November 2012 → quotes politica economia lazio polverini catricalà

[…]Qualche parola sulla signora Polverni e le elezioni alla Regione Lazio. Quello che sta accadendo è semplicemente vergognoso.

La legge regionale del Lazio, unica tra tutte le Regioni, stabilisce che la data delle elezioni sia fissata dal presidente uscente e debba essere indetta entro 90 giorni dalle dimissioni del suddetto presidente. Il tempo scorre ma la Polverini, interpretando a sua modo la norma, si rifiuta di rispettarla e vuole che si voti in aprile insieme alle Politiche. Nel frattempo l’intero Consiglio regionale è dimissionario ma i suoi membri continuano a percepire lo stipendio e la Polverini sforna ogni giorno provvedimenti a dir poco eccentrici, beneficia a destra e a manca, nomina persone amiche nelle aziende comunali, fonda nuove associazioni ed enti vari. Insomma prosegue lo sperpero che rese possibile il caso Fiorito e gli altri analoghi.

L’Avvocatura dello Stato, richiesta dal governo di un formale parere, lo ha dato ribadendo che le elezioni debbano avvenire entro il termine di 90 giorni dalle dimissioni del presidente ma la Polverini nel suo bunker in via della Pisana continua a dilapidare senza ritegno.

Il Movimento in difesa dei cittadini ha ricorso al Tar del Lazio affinché imponga all’Amazzone l’adempimento della norma. L’Amazzone dal canto suo ha arruolato in sua difesa un avvocato che è al tempo stesso segretario ministeriale di Catricalà che - vedi caso - sostiene l‘“election day” con le elezioni regionali in aprile insieme alle politiche. Il segretario di Catricalà si è dimesso dalla carica ministeriale nel momento in cui accettava di difendere la Polverini.

Ma perché Catricalà (e l’avvocato dell’Amazzone) vogliono le elezioni in aprile anziché subito come la norma prevede? Il motivo è evidente: Berlusconi (e Gianni Letta di cui Catricalà è comprovato sodale) non vogliono che la sicura sconfitta del centrodestra avvenga prima delle Politiche. Si vìola una norma? E chi se ne frega, ben altre ne furono violate.

Il governo dovrebbe esprimersi. Eventuali economie connesse con l‘“election day” in aprile non compensano la violazione di una norma così importante e sono ampiamente compensati in negativo dalla dissipazione di risorse in atto in via della Pisana.

Il ministro dell’Interno continua a dire che la competenza non è sua. Ciò non dovrebbe impedirle di proclamare chiaro e tondo che la norma è stata violata e va recuperata.

Il Tar ha esaminato il ricorso e farà sentenza martedì prossimo. È possibile che si lavi le mani come fece Ponzio Pilato. In quel caso la vergogna si estenderà anche ai giudici amministrativi e perfino - rincresce dirlo - alla signora Severino, sistematicamente prudente tutte le volte rischi di dispiacere a qualcuno ancora potente (vedi leggi sulla corruzione)[…]

 
 

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19 October 2012 → images vignette satira polverini shopping
 

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A memorable quote

26 September 2012 → quotes politica pdl polverini lazio

[…]Ma il vero colpevole di questa devastante catastrofe etica e politica è la destra italiana. Una destra che dà il peggio di sé, da Belsito a Fiorito. Che va in frantumi, da Palermo a Milano. E lascia deflagrare, al centro e in periferia, l’inevitabile diaspora tra le sue “culture” mai fuse perché inconciliabili o inesistenti: il populismo autocratico del Cavaliere, il moderatismo irenico degli ex democristiani, l’affarismo famelico dei cacicchi post-missini. Persi per strada prima Casini, poi Fini e da ultimo Bossi, Silvio Berlusconi non ha riunito queste “anime perse” sotto le insegne del conservatorismo europeo, ma le ha impastate con il fango dei rispettivi interessi (economici e affaristici). Le ha plasmate a sua immagine e somiglianza, secondo i “principi” dell’azzardo morale, dell’arricchimento individuale, dell’impunità penale. Le ha indottrinate di ideologismi demagogici su scala nazionale, ma gli ha lasciato mani libere scala locale.

Il risultato è questo. Oggi, con l’ammaina bandiera nel Lazio, il Pdl viaggia a grandi passi verso la dissoluzione finale. Un destino irreversibile, per un partito “personale” che è nato e che morirà insieme all’improbabile maieuta che l’ha creato in pochi mesi e con molti miliardi. Che l’ha dotato di cuore, l’ha nutrito di pancia ma non ha voluto o saputo dargli una testa e due gambe per camminare. Non ha voluto o saputo dargli un’identità e una struttura. Sono penosi, in questi giorni, i conciliaboli a Palazzo Grazioli tra il Cavaliere e Angelino Alfano, i soliti coordinatori e gli impresentabili capigruppo. Ed è ancora più penoso sentire Gianni Letta che sdottoreggia alla Luiss contro “i gruppi di interessi particolari che frenano il sistema” (lui, che di quei “gruppi” è da vent’anni il garante supremo) o Gianni Alemanno che invoca “l’azzeramento totale e la rifondazione del centrodestra” (lui, che da sindaco della Capitale ha assunto plotoni di famigli e di ex picchiatori fascisti all’Ama e all’Atac.

C’è questa destra italiana, oggi, sotto le macerie fumanti della Pisana. Ma i miasmi spurgano ovunque. Per una Polverini che fa un passo indietro nel Lazio, c’è uno Scopelliti che resiste in Calabria, un Caldoro che resiste in Campania. E soprattutto c’è un Formigoni che continua inopinatamente a “regnare” in Lombardia. La sua Vacanzopoli ambrosiana può apparire forse un po’ più raffinata nella forma, ma nella sostanza non è meno grave della Sprecopoli ciociara. Sarebbe ora che anche il Celeste ne prendesse atto.

 
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