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“[…]E’ morta una persona, ripeteva insistentemente la Comi, ed è qui che mi sono reso conto del male che la religione cattolica fa agli italiani, ai credenti tutti, quando rimette tutte le malefatte del genere umano al giudizio finale di Dio togliendolo dal giudizio degli uomini e della giustizia terrena.
Questo avviene da secoli, non si spiegherebbero altrimenti le messe in suffragio dei mafiosi defunti, i matrimoni ed i funerali di mafiosi conclamati e non ci si chiederebbe come sia possibile che Enrico De Pedis, detto Renatino, criminale della Banda della Magliana sia stato seponto all’interno della Basilica di Sant’Apollinare.
E’ da una vita che mi chiedo come possa un Dio, onnipotente, così buono da perdonare assassini, pedofili, cardinali, piduisti, ladri, bancarottieri, di tutto e di più, permettere che un bambino muoia di cancro, sotto ad un bombardamento o per una sventagliata di mitra e che tutti questi assassini “sentano” che Dio è dalla loro parte.
Persino George Bush era convinto che Dio fosse dalla sua parte.[…] ”
“[…]mi tornava in mente il tragico e triste anniversario della morte del Compagno Peppino Impastato, ucciso dalla mafia democristiana; avrei voluto mettere su carta quei pensieri, ma la sintesi alla fine sarebbero state due parole per chiedere scusa, per vergognarmi, per sentirmi ancora vinta. Certo avrei potuto sorridere insieme a quasi tutti della morte di Andreotti, ma a che sarebbe servito, se chi è vivo è forse assai peggiore di lui?
Per fortuna ho giorni complicati, nervosi, pieni degli affetti di cui la vita mi ha privato, di cose stupide da fare. Così che non ho tempo a sufficienza per domandarmi ancora come sia stato possibile ridurre l’Italia così. Non ho tempo per ostinarmi a pensare a un governo incomprensibile che ha ucciso anche gli ultimi spiccioli della volontà popolare, che ha oltraggiato milioni e milioni di creduloni che sono andati a votare, che ha ucciso l’ultima speranza di potercela fare a tornare ad esigere almeno un briciolo di dignità.
Ho letto ieri: “Siamo tutti Peppino Impastato”. Chi lo ha scritto o è un coglione, o un folle. Noi non siamo nemmeno l’unghia incarnita di un piede di Peppino Impastato. Noi non meritiamo nemmeno di nominarlo, perché noi la mafia la tolleriamo, anzi! Fingiamo di non sapere nemmeno che esista davvero. La mafia che basta a noi, è quella che ci raccontano in TV come fosse un film a cartoni animati.
Il primo atto ufficiale del nuovo commissario alla giustizia (che già detto così fa ridere) è stato quello di andare a Secondigliano, in carcere, a trovare nicola ‘ o americano, in arte Cosentino. E nessun cittadino ha vomitato. Quindi, no, noi non siamo proprio Peppino Impastato[…] ”
“[…]Pippo Civati, forse il più allineato alla base e ai militanti delle sezioni occupate, è l’esempio di come si possa dire malissimo del partito e non vedere però ragioni sufficientemente valide per uscirne,. Della serie: c’è sempre un’ultima occasione. E così può andare al dibattito organizzato da ‘Left’ al teatro Eliseo di Roma, per riunire la sinistra attorno a Rodotà, a dire tutto quello che vendoliani e 5 stelle sperano di sentirti dire, ma concludere poi «io resto nel Pd», lasciando molti delusi in platea. Ma sbagliano loro, i delusi, perché né lui né altri dissidenti hanno mai parlato di scissioni.
[…] ”
“Ho come l’impressione che si stia leggermente sottovalutando il comunicato di Fabrizio Cicchitto, Pdl, in ricordo di Giulio Andreotti…
“Con Giulio Andreotti muore una personalità che nel bene e nel male ha espresso lo spirito più profondo della Dc. Per lui la mediazione era l’essenza della politica e andava esercitata con tutti, dal Pci, ai grandi gruppi economico finanziari, agli alleati politici, fino anche alla mafia tradizionale, mentre invece condusse una lotta senza quartiere contro quella corleonese (…)”. ”