A memorable quote

23 May 2013 → quotes libri books arminio franco arminio
[…] il mio funerale è già passato, è stato ieri, un mese fa, un anno fa. Forse vale per tutti, tutti già morti, già dimenticati. Facebook mi fa pensare a un cimitero, ogni profilo è una lapide, c’è tutto, la foto, la scritta, ci sono i lumini, i fiori, c’è quello che serve per celebrare il rito quotidiano della nostra scomparsa[…] 
Geografia commossa dell’Italia interna - [Esce oggi, per Bruno Mondadori, Geografia commossa dell’Italia interna. Questi sono due brani del libro]
 

A memorable quote

I circa 6.500 caratteri di Coca # 1 aprono Zero Zero Zero di Roberto Saviano e ripetono le strutture venerande dell’elenco e dell’appello al lettore, per nominare gli utilizzatori di cocaina nella nostra società e avvertire del pericolo che incombe su ciascuno di noi, anzi del male che è già dentro di noi. La prima frase recita: “La coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina o l’autista al volante dell’autobus che ti porta a casa, perché vuole fare gli straordinari senza sentire i crampi alla cervicale”, indicando subito due direzioni principali dell’opera: 1) la cocaina ti circonda, tocca direttamente e mette in pericolo la tua vita e il tuo mondo; 2) la cocaina “aumenta l’efficienza” di e rovina chi l’assume: è performativa perversa (in questo inizio ricorre solo una qualifica morale della droga, “vizio”, e in forma indiretta, ma per meglio dimostrare il ribaltamento del mondo operato dalla sostanza, con la giustizia capovolta: “È il giudice che si pronuncerà sulla tua causa civile e non ritiene questo un vizio, ma solo un aiuto a godersi la vita”).
La vicinanza del male al lettore non è solo la prossimità fisica su di un bus, entra dentro, perfora e distrugge la stessa sfera familiare, come prontamente spiega il testo: “Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio. Se non è tuo figlio, è il tuo capoufficio. O la sua segretaria che tira solo il sabato per divertirsi. Se non è il tuo capo, è sua moglie…”, dove vediamo anche il meccanismo dei legami familiari e sociali e l’artificio dei “se non… allora” per passare la droga, ovvero la storia, da un personaggio\contesto all’altro.
Già da queste prime frasi comprendiamo che l’appello al lettore diventa sempre più specifico, a mano a mano che l’elenco si allunga, e quindi, per inevitabile e chiaro paradosso, sempre più lontano dai singoli lettori (io non ho né un fratello né un figlio, mia mamma non ha un capoufficio); e il catalogo ragionato del mondo drogato inizia così a degenerare in catalogo drogato, involontario elenco incongruo (nell’uso consapevole mima strutturalmente ovvero contraffà in lista formalmente ordinata il disordine del mondo; qui invece il mondo è ordinato, dedotto dal principio unico e primo della cocaina, e l’incongruo non è quindi percepito come tale dall’autore). Poche righe dopo siamo infatti già all’”infermiera che sta cambiando il catetere di tuo nonno” e dopo qualche altro utilizzatore (segnalo, ancora in ambito medico e familiare, “il chirurgo che si sta svegliando ora per operare tua zia”) ecco l‘“ebanista che ti sta montando un mobile che ti è costato lo stipendio di un mese”, subito raddoppiato e corretto, per completare gli stili d’arredamento, con il più umile montatore di armadi Ikea: “Se non è lui, a usarla è il montatore venuto a casa tua a metter su l’armadio Ikea che da solo non sapresti assemblare”.
A questo punto il gioco retorico è ormai scopertissimo e un lettore un poco smaliziato inizia a chiedersi quanto andrà avanti prima dell’agnizione finale, nello svelamento dell’ipocrita e fraterno lettore. L’elenco, dal congruo verso incongruo, fatica a trovare nuovi elementi (in ambito sanitario, per continuare l’esempio, dopo l’infermiera e il chirurgo, incontriamo un fisioterapista, una psicologa, un oncologo, un ginecologo e, verso la fine, raschiando proprio il fondo del barile commedia all’italiana, il medico della mutua “che conosci da anni e ti fa entrare prima senza fare la fila perché a Natale sai cosa regalargli”) e gestisce infelicemente quelli scelti, mentre la “passione civile” s’impantana in una lingua normalizzata verso il basso e sottoposta ad elevazione emotiva continua e coatta.[…] 
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Images for the Masses

Un manuale sul fotoritocco prima di Photoshop - Shortcuts to Photo Retouching For Commercial Use di Raymond Wardell, un manuale del 1946 sul fotoritocco prima di Photoshop

Un manuale sul fotoritocco prima di Photoshop - Shortcuts to Photo Retouching For Commercial Use di Raymond Wardell, un manuale del 1946 sul fotoritocco prima di Photoshop

 

A memorable quote

[…]Gli anni Settanta (più precisamente il periodo che va dalla rivolta di Stonewall del 1969 all’avvento dell’AIDS nel 1982 circa) sono considerati e idealizzati come l’età dell’oro della vita e della cultura gay. Molte persone che quel decennio non l’hanno vissuto in prima persona, invece, lo vedono come un periodo di sfrenata ed edonistica decadenza durante il quale si è vissuto senza scrupoli e in maniera troppo promiscua la propria sessualità. Come per tutti i miti fondativi, la storiografia di quel decennio tende ad essere selettiva e finisce per raccontare solo una parte della storia, quella della minoranza di uomini gay bianchi borghesi che viveva nelle grandi città degli Stati Uniti e attorno alla quale, nel corso degli anni, è stato costruito l’immaginario gay occidentale così come lo conosciamo oggi.

Questa ricostruzione, però, tralascia tutte quelle realtà periferiche e minoritarie che hanno plasmato profondamente, sebbene non in modo così immediatamente evidente, la cultura gay degli ultimi quarant’anni. Esclude palesemente l’apporto delle donne, delle lesbiche cresciute all’interno del movimento femminista, delle drag queen, delle persone transessuali e/o transgenere, dei latino e afroamericani, dei migranti, dei sottoproletari… La lista sarebbe ancora lunga, ma quel che conta è che proprio in quel lungo decennio di cui stiamo parlando, gli incontri e la con/fusione tra tutte queste realtà e generi diede avvio a un’orgia del possibile, forse troppo idealistica e naive, che avrebbe cambiato radicalmente il modo di vedere e vivere il mondo. E non solo alle persone non eteronormative.[…]

 
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Images for the Masses

25 April 2013 → images libri bernhard thomas bernhard goethe muore

Come perversa desolazione e spaventosa ottusità lo percepivo, il mio paese. Solo città orribilmente deturpate, un paesaggio nient’altro che sgomentante e, in quelle città deturpate e in quel paesaggio sgomentante, gente volgare e falsa e abietta. Non si capiva che cosa avesse deturpato così quelle città, desolato così quel paese, reso così volgare e abietta quella gente. Il paesaggio era volgare quanto la gente, altrettanto deturpato, altrettanto abietto, entrambi altrettanto sgomentanti, in modo del tutto esiziale, deve sapere. Se guardavo la gente vedevo solo ghigne volgari là dove avrebbero dovuto esserci delle facce, se aprivo un giornale, mi veniva da vomitare per l’ottusità e l’abiezione che vi erano stampate, tutto ciò che vedevo, tutto ciò che udivo, tutto quello che ero costretto a percepire mi dava la nausea.

Thomas Bernhard - Goethe muore

Come perversa desolazione e spaventosa ottusità lo percepivo, il mio paese. Solo città orribilmente deturpate, un paesaggio nient’altro che sgomentante e, in quelle città deturpate e in quel paesaggio sgomentante, gente volgare e falsa e abietta. Non si capiva che cosa avesse deturpato così quelle città, desolato così quel paese, reso così volgare e abietta quella gente. Il paesaggio era volgare quanto la gente, altrettanto deturpato, altrettanto abietto, entrambi altrettanto sgomentanti, in modo del tutto esiziale, deve sapere. Se guardavo la gente vedevo solo ghigne volgari là dove avrebbero dovuto esserci delle facce, se aprivo un giornale, mi veniva da vomitare per l’ottusità e l’abiezione che vi erano stampate, tutto ciò che vedevo, tutto ciò che udivo, tutto quello che ero costretto a percepire mi dava la nausea.

Thomas Bernhard - Goethe muore

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