“[…]mi pare che il dibattito attuale attorno ai matrimoni gay stia assumendo, per molti gay, una valenza che trascende il puro e semplice contenuto della richiesta. E’ come se il desiderio di accettazione - e di “amore”, mi si passi il termine così genero e frusto - si fosse concentrato, purificato, in questa richiesta, che è divenuto il vertice di una piramide. Come se ora tutto dipendesse dai matrimoni gay, trasformati, al di là del loro reale peso, in una pietra angolare che non solo misura l’integrazione dei gay nella società, ma serve anche a spegnere l’ansia degli stessi omosessuali riguardo a se stessi. Dimenticato o accantonato lo sforzo per cancellare innanzitutto la vergogna che ancora provano per il fatto di essere gay - più o meno consapevole: basta bazzicare qualche luogo d’incontri gay, anche solo virtuali, per rendersi conto di quanto agisca ancora in maniera potente -, molti di noi si sono lanciati in questa impresa della “battaglia per il matrimonio” e per alcuni sospetto un fenomeno di proiezione all’esterno dei propri tarli interiori irrisolti.[…]”